Caso Clinico


Ermafroditismo in una cagna
17/02/2013

Mentre negli Invertebrati è un condizione normale anzi direi in alcuni casi indispensabile per la loro sopravvivenza (gasteropodi di mare o di terra, spugne, madrepore, coralli, ecc), nei Vertebrati è invece una anomalia.
Si definisce ermafroditismo la presenza nello stesso individuo di organi genitali  maschili e femminili, nello stesso momento(E. simultaneo) o in tempi differenti o fasi successive della vita (E. sequenziale). Nel primo caso all'atto dell'incontro tra due individui ermafroditi ognuno si può comportare o da maschio emettendo spermatozoi, o da femmina emittendo uova; è indispensabile però che questa emissione di gameti non avvenga in simultanea dallo stesso individuo per evitare il fenomeno dell'autofecondazione che vanificherebbe il rimescolamento genetico, tipico della riproduzione sessuale, molto importante dal punto di vista evolutivo; mentre nel caso dell'ermafroditismo sequenziale un individuo in tempi diversi si comporta da maschio o femmina (pesce pagliaccio, cernia bruna, ecc) a seconda della carenza di animali di sesso maschile o femminile in quel momento. Un individuo pertanto può essere maschio in giovane età e diventare femmina da adulto e vicevera.
Le gonadi (maschili e femminili) originano entrambe da una sola cellula indifferenziata. Nella fase di Embriogenesi  avviene la moltiplicazione cellulare, che porta in un secondo tempo alla differenzazione degli organi e dei tessuti. E' a questo livello che il meccanismo si inceppa originando un individuo ermafrodita.
Nel corso della mia vita professionale ho avuto la possibilità di accertare due casi di ermafroditismo; il primo in una giovenca e il secondo in una cagna. Il caso da me documentato si riferisce ad una cagna che doveva essere sottoposta ad intervento di sterilizzazione. La cagna era ospite di un canile, si presentava in buone condizioni di salute, di un anno circa di età, di colore fulvo e di  razza meticcio. Alla visita clinica è apparso evidente che qualcosa non andava. Erano presenti delle piccole e grandi labbra vulvari di ridotte dimensioni da cui fuoriusciva una protuberanza di colore rosso vivo, il clitoride, che simulava la presenza del pene maschile. In cavità addominali si intravvedeva un utero di ridottissime dimensioni, mentre quelle che dovevano essere le ovaie somigliavano più a testicoli. La patologia nei vertebrati è compatibile con la vita, mentre come già detto in alcuni Invertebrati e un metodo di moltiplicazione indispensabile per la sopravvivenza della loro stessa specie animale.
 

Gennaro dott. Calogero